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CERCAVO LE ARAGOSTE
Sono finita a Fiumicino stasera. Serata calda, umida, ero sola sulla bretella che porta a quel posticino di mare che è concesso a noi che viviamo a Roma, quello che sa più di mare, quello con le barche. Umidità da toccare ma io cercavo le aragoste per domani sera. Saranno state le sei del pomeriggio. Andavo piano sulla bretella volevo pensare alla ricetta da fare, da cucinare, da preparare, volevo una cosa speciale per domani però, chissà come, il pensiero è andato altrove e mi sono ritrovata senza saperlo sul molo a vedere la calma piatta del mare sporco a sentire il grido dei gabbiani che mi ha sempre messo ansia. (forse perchè la libertà di gridare non la possiedo) Sono arrivata al faro di ingresso delle barche e non c'era nessuno. Sola Guardavo i granchi sulle pietre finte dei moli finti ho sentito il brusio lieve delle onde e non sono riuscita ad andare via, chissa, forse aspettavo la sera. Sono arrivati i pescatori con le canne che pescano pesci inquinati e che ancora si ostinano a pescare. Ed è arrivato il mio pensiero: Ma che ci faccio quì con questo mare marrone i pescatori vecchi e testardi....e le aragoste da comprare? Nulla le comprerò domani (se le trovo) Avevo bisogno del mare...ecco, avevo bisogno di liberare il mio grido al mare come quello dei gabbiani. Portami via, ho pensato, mare mio adorato portami su un'isola, la mia. Poi era buio. Mi è venuta in mente una poesia di Konstandinos Kavafis che voglio scrivere perchè riassume un pò quel che provo e perchè è bella secondo me Itaca Quando partirai, diretto a Itaca, Konstandinos Kavafis (1863-1933) E dire che cercavo le aragoste per domani sera saluti dolci
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